Quanto la carica virale può influire.
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Quanto la carica virale può influire.
Salve Forum!
Oggi vorrei proporre due punti riguardanti la carica virale ed il mio punto di vista:
1)Io considero una cazzata il fatto che chi è stato da poco infettato ha una carica virale elevatissima, perché tra una persona da poco infettata e una infettata da 1 anno la carica virale è sempre la stessa se non più alta nel soggetto che l'ha presa da 1 anno. Credo semplicemente che un'eventuale carica virale alta dipenda da persona a persona e non in base al momento del contagio (ES: Tizio e Caio si sono infettati entrambi nello stesso giorno; Tizio e Caio dopo 1 mese non penso che presentino la stessa conta virale).
2)Considero invece una cosa seria che una persona da poco infettatasi, senza sapere il suo stato sierologico, possa infettare altre persone tramite rapporti non protetti al primo, al secondo o dopo 1 settimana dalla sua infezione: in fin dei conti quello che costituisce contagio non è la carica virale della persona che ci infetta, ma il passaggio del virus tramite una mucosa e, sinceramente, non credo che il virus, sotto una certa carica virale, non possa passare da persona a persona.
Se non pensate sia così, mi farebbe piacere ricevere delle risposte anche critiche.
Oggi vorrei proporre due punti riguardanti la carica virale ed il mio punto di vista:
1)Io considero una cazzata il fatto che chi è stato da poco infettato ha una carica virale elevatissima, perché tra una persona da poco infettata e una infettata da 1 anno la carica virale è sempre la stessa se non più alta nel soggetto che l'ha presa da 1 anno. Credo semplicemente che un'eventuale carica virale alta dipenda da persona a persona e non in base al momento del contagio (ES: Tizio e Caio si sono infettati entrambi nello stesso giorno; Tizio e Caio dopo 1 mese non penso che presentino la stessa conta virale).
2)Considero invece una cosa seria che una persona da poco infettatasi, senza sapere il suo stato sierologico, possa infettare altre persone tramite rapporti non protetti al primo, al secondo o dopo 1 settimana dalla sua infezione: in fin dei conti quello che costituisce contagio non è la carica virale della persona che ci infetta, ma il passaggio del virus tramite una mucosa e, sinceramente, non credo che il virus, sotto una certa carica virale, non possa passare da persona a persona.
Se non pensate sia così, mi farebbe piacere ricevere delle risposte anche critiche.
Re: Quanto la carica virale può influire.
La carica virale è un fattore fondamentale. In linea teorica è sufficiente che 1 virione entri nel corpo umano per scatenare una infezione, ma praticamente occorre un fluido contenente una certa quantità di virus sufficiente all'instaurarsi dell'infezione. Per cui, un soggetto con una bassa carica virale ha meno possibilità di infettare rispetto ad un soggetto con carica virale elavata, come avviene nell'infezione primaria. Ciò non significa possibilità nulla, ma sicuramente più bassa. Pensa agli spermatozoi...per instaurare una gravidanza è sufficiente in linea teorica anche un solo spermatozoo, ma sappiamo che è molto più probabile quando avviene una eiaculazione completa (molti spermatozoi in vagina) che non durante un coito interrotto (pochi spermatozoi nel liquido precoitale).
Re: Quanto la carica virale può influire.
Diciamo che non sono d'accordo su nulla di ciò che hai scritto
:
1)Durante l'infezione primaria infatti la carica virale è altissima e lo può esser anche di più di quello che ha contratto il virus da 1 anno,come tu dicevi,dopodichè quando avviene la sieroconversione ovvero la comparsa degli anticorpi,la carica virale diminuisce notevolmente per poi tornare a salire con il tempo,in linea di massima questo è quanto avviene;
2)La carica virale è fondamentale per la trasmissione del virus,tanto vero che i soggetti sieropositivi con carica non rilevabile ovvero sotto le 50 copie,in accordo con il proprio infettivologo e partner si può prendere in considerazione il fatto di avere rapporti non protetti per concepire il proprio piccolo..
1)Durante l'infezione primaria infatti la carica virale è altissima e lo può esser anche di più di quello che ha contratto il virus da 1 anno,come tu dicevi,dopodichè quando avviene la sieroconversione ovvero la comparsa degli anticorpi,la carica virale diminuisce notevolmente per poi tornare a salire con il tempo,in linea di massima questo è quanto avviene;
2)La carica virale è fondamentale per la trasmissione del virus,tanto vero che i soggetti sieropositivi con carica non rilevabile ovvero sotto le 50 copie,in accordo con il proprio infettivologo e partner si può prendere in considerazione il fatto di avere rapporti non protetti per concepire il proprio piccolo..
Re: Quanto la carica virale può influire.
Se intendessimo fino alla sieroconversione, entro 3 mesi massimi (una sieroconversione bella tardiva), il rischio più alto lo si incorrebbe in questo periodo?
Io considero quasi inutile la suddivisione di rischio tra una persona in fase di sieroconversione e una già sieroconvertita, semmai sarebbe plausibile categorizzare due tipi di soggetti: quello in terapia e quello non in terapia.
Io considero quasi inutile la suddivisione di rischio tra una persona in fase di sieroconversione e una già sieroconvertita, semmai sarebbe plausibile categorizzare due tipi di soggetti: quello in terapia e quello non in terapia.
Re: Quanto la carica virale può influire.
Blimonio ha scritto:
> Se intendessimo fino alla sieroconversione, entro 3 mesi massimi (una
> sieroconversione bella tardiva), il rischio più alto lo si incorrebbe in
> questo periodo?
> Io considero quasi inutile la suddivisione di rischio tra una persona in
> fase di sieroconversione e una già sieroconvertita, semmai sarebbe
> plausibile categorizzare due tipi di soggetti: quello in terapia e quello
> non in terapia.
Infatti il rischio non viene mai calcolato in base alla situazione del partner ma sempre al reale comportamento a rischio.
> Se intendessimo fino alla sieroconversione, entro 3 mesi massimi (una
> sieroconversione bella tardiva), il rischio più alto lo si incorrebbe in
> questo periodo?
> Io considero quasi inutile la suddivisione di rischio tra una persona in
> fase di sieroconversione e una già sieroconvertita, semmai sarebbe
> plausibile categorizzare due tipi di soggetti: quello in terapia e quello
> non in terapia.
Infatti il rischio non viene mai calcolato in base alla situazione del partner ma sempre al reale comportamento a rischio.
